Le strade di Cannareggio sono ricoperte di nebbia questa mattina.
Io vago solitaria e l’aria gelida mi trapassa il corpo, ma non sento niente.
Sono anni, tantissimi anni, che non sento più nulla, che percorro queste strade vuote fino all’alba.
Lo faccio per non essere vista da nessuno.
Mi faccio guidare dal vento e giro senza una meta.
Silenziosa.
I miei passi sono così leggeri che, quasi, non toccano il suolo.
Una volta, ricordo, i miei passi erano rumorosi. La mia presenza in strada era gradita da tutti.
Mi piaceva farmi vedere, essere salutata, fermarmi a chiacchierare con la gente di Venezia.
Io, che veneziana non sono, mi sentivo di appartenere a questa città e la vivevo come se fosse mia, amando ogni suo angolo.
Non è più cosi da tempo. Talmente tanto che non riesco neanche più a ricordare.
So solo che la mia vita è cambiata in un istante. Il mio io di prima è svanito così velocemente da non rendermene conto.
Ed ora sono qui a vagare per queste strade, come un fantasma.
Ho perso la cognizione del tempo, ho perso la mia casa, giro sempre con i soliti quattro stracci, vagando alla ricerca del nulla, perché ad ogni passo che faccio sento la mia anima sgretolarsi.
Quando la città inizia a svegliarsi io mi nascondo.
Ho il mio posto segreto, il mio sudicio vicolo, dove non passa mai nessuno e dove io, invece, trascorro la mia esistenza.
E’ un vicolo piccolo, una stradina chiusa, abbandonata, dove dei barboni hanno lasciato stracci, un materasso ammuffito e altre cianfrusaglie, che ormai fanno solo cattivo odore.
Si vivo a ridosso di piccola discarica a cielo aperto, ma non ne sono infastidita, perché non sento il fetore che emana. Io non sento nulla. Io mi limito, ogni giorno, ad entrare nel vicolo, scavalcare la mondezza ed arrivare all’angolo, dove mi appoggio alla parete.
Lì rimango tutto il giorno. In piedi, con le mani ed il resto del mio corpo attaccato a quel muro umido.
Passo così i miei giorni. Non mi muovo, non parlo, chiudo gli occhi, ma respiro.
Io e il muro uniti da una specie di colla vitale.
Mi stacco da lì solo la notte, quando le strade si svuotano, solo per prendere aria, ma ogni volta che mi allontano il respiro si fa pesante ed io inizio a soffocare. L’aria che cerco nelle mie disperate passeggiate notturne, la ritrovo soltanto quando, la mattina, ritorno nel vicolo e mi appoggio al muro.
L’umidità che ricopre quella vecchia parete, mi dà la vita e riaccende i ricordi nella mia testa.
Le feste nel palazzo ducale, i riconoscimenti alla mia famiglia di mercanti.
Il Ghetto di Venezia, con i suoi abitanti ed i tesori nascosti.
Le domeniche in chiesa e lui.
Lui che, ho incontrato proprio lì, nella cattedrale di San Marco.
Lui, che ogni domenica aveva occhi solo per me.
Ci siamo incontrati tante volte per strada, ma nessuno dei due ha mai detto nulla.
Uno scambio di sguardi e via, ognuno nella sua direzione.
Una storia romantica, assolutamente platonica, che è durata un anno intero e che io tenevo segreta, perché sapevo che era un amore impossibile.
Questi ricordi riaffiorano nella mia vecchia testa ed io li accolgo perché raccontano momenti sereni e li rivivo ogni volta con estremo piacere.
Poi la sera, dopo il tramonto, il sorriso ritrovato, scompare dal mio viso.
Accade tutte le sere alla stessa ora, come un orologio io perdo i sensi, vengo risucchiata dal vicolo e rivivo il mio ultimo ricordo.
“Domenica notte.
Cannareggio era avvolta nella nebbia.
Senza far rumore sono uscita di casa, avvolta nel mio mantello di velluto scuro, con il volto coperto da una maschera.
I miei passi leggeri, silenziosi, veloci.
Ho superato diversi ponti, per fortuna senza incontrare anima viva, poi ho svoltato a sinistra. Ho costeggiato il canale ed ho girato di nuovo a destra.
Sono così entrata in un vicolo.
Avevo studiato il percorso da fare, fino a quel luogo, in ogni suo dettaglio.
Ero lì a quell’ora, perché così c’era scritto nel biglietto che avevo trovato sulla mia panca in chiesa. Non mi ero fatta domande, sapevo che quel messaggio era indirizzato a me e non avevo alcun dubbio su chi era stato a mandarmelo.
Ricordo che il mio cuore batteva fortissimo ed io potevo sentirlo salire fino alla gola.
Sola, nascosta nella penombra ero in attesa.
Lo vidì arrivare da lontano, poco dopo.
Il corpo coperto da un mantello nero e sul volto la Bauta.
Si avvicinava, veloce come un essere demoniaco, ma quando i nostri occhi si sono incrociati, la nebbia ed il freddo di quella notte sono svaniti.
E’ caduta la maschera, il mantello, tutto quello che poteva separarci.
Non abbiamo detto una parola, erano i nostri sguardi a parlare per noi.
E lì in quel vicolo, in quel angolo di Venezia, addosso a quella parete umida ho vissuto il momento più intenso di tutta la mia vita.
Il mio ultimo momento da viva”.
C’è una leggenda che gira per le strade di Cannareggio.
E’ la triste storia di una giovane donna trovata morta in un vicolo, in una fredda mattina di Gennaio.
La leggenda racconta che è stata uccisa per mano di un importante uomo di chiesa, perché aveva osato allontanare dalla vita spirituale un giovane, figlio di una delle più ricche famiglie di Venezia.
Del giovane non si è mai saputo nulla, c’è chi racconta di averlo visto fuggire in mare su una nave diretta in Spagna, c’è chi invece dice che si sia ucciso, buttandosi nel canal grande pochi mesi dopo.
La giovane donna, invece, vive una vita da non morta ed ogni notte esce dal suo vicolo e cerca inconsapevole il suo amore perduto.
(storia inventata e scritta da Ale. Z.)
venerdì 26 settembre 2008
mercoledì 24 settembre 2008
Il Potere fra le mani.
Ho letto questo articolo di Repubblica on-line un paio di giorni fa (grazie ad un mio amico facebook).
Mi ha folgorato.
La storia di un uomo che tra le sue mani aveva il potere ed è bastato che cambiasse il vento perchè questo scivolasse dalle sue dita, come la sabbia.
La storia di un sistema, di un lavoro, di una nazione che attraversa un momento di profonda crisi.
Ora non voglio commentare ulteriormente l'articolo, perchè è talmente bello, toccante e scritto bene, che preferisco lo leggiate da soli.
A.
http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/economia/borse-7/scatola-broker/scatola-broker.html
Mi ha folgorato.
La storia di un uomo che tra le sue mani aveva il potere ed è bastato che cambiasse il vento perchè questo scivolasse dalle sue dita, come la sabbia.
La storia di un sistema, di un lavoro, di una nazione che attraversa un momento di profonda crisi.
Ora non voglio commentare ulteriormente l'articolo, perchè è talmente bello, toccante e scritto bene, che preferisco lo leggiate da soli.
A.
http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/economia/borse-7/scatola-broker/scatola-broker.html
mercoledì 17 settembre 2008
.....il diabete nooooo
Cari amici e amiche,
ho ricevuto sacchi e sacchi di lettere e migliaia di e-mail, di persone ammalate di diabete a causa del mio ultimo Post e per questo mi sono sentita molto in colpa.
Moltisssssimo!!!
Ammetto io stessa di aver avuto la glicemia a livelli di allarme, appena ho riletto il post, ma alla fine l'ho pubblicato comunque senza pensarci su troppo.
Dopo tutto la scimmia, in fondo a se stessa, sotto il caos che regna nel suo cervello, è una romanticona e quindi un po' di romanticismo di quello puro, fatto di paroline dolci...tipo "cuore, amore, e lacrime" (non potevo mettere sole al posto di lacrime, perchè mica sono M. Di Cataldo)...ogni tanto ve lo dovete sorbire.
Ecco magari io vi chiamo e vi avverto prima...così si passa al volo in farmacia, ci si fornisce di insulina e a quel punto si può leggere senza morire..
Ora vi lascio..senza baci e senza abbracci...perchè avete bisogno di un freddo saluto per riprendervi.
A.
ho ricevuto sacchi e sacchi di lettere e migliaia di e-mail, di persone ammalate di diabete a causa del mio ultimo Post e per questo mi sono sentita molto in colpa.
Moltisssssimo!!!
Ammetto io stessa di aver avuto la glicemia a livelli di allarme, appena ho riletto il post, ma alla fine l'ho pubblicato comunque senza pensarci su troppo.
Dopo tutto la scimmia, in fondo a se stessa, sotto il caos che regna nel suo cervello, è una romanticona e quindi un po' di romanticismo di quello puro, fatto di paroline dolci...tipo "cuore, amore, e lacrime" (non potevo mettere sole al posto di lacrime, perchè mica sono M. Di Cataldo)...ogni tanto ve lo dovete sorbire.
Ecco magari io vi chiamo e vi avverto prima...così si passa al volo in farmacia, ci si fornisce di insulina e a quel punto si può leggere senza morire..
Ora vi lascio..senza baci e senza abbracci...perchè avete bisogno di un freddo saluto per riprendervi.
A.
Pensiero Privato
(Scritto a maggio del 2006)
Perdersi in un pensiero…ti avvolge caldamente…
Ti inizia a mancare il fiato.
Rimani come sospesa e guardi nel vuoto cercando di trovare un punto fermo a cui aggrapparti.
Questo è quello che ho provato ritrovandomi da sola, dopo quel incontro, in quel giorno strano, in quel luogo a me così familiare perché parte delle mie solitarie passeggiate all’ora di pranzo.
La porticina chiusa in fondo al cuore si è spalancata ed il suo contenuto mi ha travolto.
…da lì sono usciti tutti i miei ricordi, le mie sensazioni, le emozioni che ho provato un tempo…le lacrime, le risate un insieme di pensieri sconclusionati… e lì io ti ho rivisto….
Quella ragazzina poco più che adolescente, l’eterna sognatrice che creava storie d’amore e castelli in aria. E li c’era lui, il mio amore idealizzato, nella sua roccaforte di ghiaccio, irraggiungibile e lontano. Soltanto una volta ho avuto il piacere di incontrarlo nella realtà, soltanto una volta mi sono sentita veramente vicina a lui ed immediatamente mi è tornata in mente quella sera in cui forse, per l’unica volta, ho creduto di essere parte della sua vita. Un dolcissimo ricordo e poi, di nuovo lacrime e la conclusione di una storia che, tutto sommato, non ha mai avuto un senso.
Oggi, dopo tanti anni, non so dire se quello era amore, so soltanto che la mia fantasia e la capacità di sognare è riuscita ad idealizzare una persona che, in fondo, non ho mai conosciuto.
A.
Perdersi in un pensiero…ti avvolge caldamente…
Ti inizia a mancare il fiato.
Rimani come sospesa e guardi nel vuoto cercando di trovare un punto fermo a cui aggrapparti.
Questo è quello che ho provato ritrovandomi da sola, dopo quel incontro, in quel giorno strano, in quel luogo a me così familiare perché parte delle mie solitarie passeggiate all’ora di pranzo.
La porticina chiusa in fondo al cuore si è spalancata ed il suo contenuto mi ha travolto.
…da lì sono usciti tutti i miei ricordi, le mie sensazioni, le emozioni che ho provato un tempo…le lacrime, le risate un insieme di pensieri sconclusionati… e lì io ti ho rivisto….
Quella ragazzina poco più che adolescente, l’eterna sognatrice che creava storie d’amore e castelli in aria. E li c’era lui, il mio amore idealizzato, nella sua roccaforte di ghiaccio, irraggiungibile e lontano. Soltanto una volta ho avuto il piacere di incontrarlo nella realtà, soltanto una volta mi sono sentita veramente vicina a lui ed immediatamente mi è tornata in mente quella sera in cui forse, per l’unica volta, ho creduto di essere parte della sua vita. Un dolcissimo ricordo e poi, di nuovo lacrime e la conclusione di una storia che, tutto sommato, non ha mai avuto un senso.
Oggi, dopo tanti anni, non so dire se quello era amore, so soltanto che la mia fantasia e la capacità di sognare è riuscita ad idealizzare una persona che, in fondo, non ho mai conosciuto.
A.
Okonomiyaki -Ricetta di Machi

Questa sera sono finalmente riuscita a mangiare di nuovo un Okonomiyaki.
Grazie alla fantastica ricetta che mi ha mandato Machi, la "nostra" amica giapponese.
Ricetta molto semplice di Okonomiyaki
Ingredienti
per 4 persone
farina tipo 00: 300g
cavolo : 8 foglie piu o meno (se volete piu' verdura, aggiungete altre foglie)
uova: 2
lievito in polvere : pochino pochino
acqua : 3 cucchiai
pesce o carne.
Preparazione
farina, uovo, acqua e lievito in polvere mischiare tutto insieme (deve essere denso..non troppo liquido)
tagliare i cavoli a pezzettini fini ed aggiungere all'impasto precedente
poi aggiungere gli altri ingredienti a scelta, i pesci (es: calamari, gamberetti, tonno), le carne (es: manzo, maiale, pollo)
Cuocere tutto in una padella antiaderende.
far cuocere bene da un lato e poi dall'altro
una volta cotta (anche ben abbrustolita) aggiungere la salsa e la maionese (per chi la vuole)
La salsa per le Okonomiyaki non è facile da trovare, se ne può fare una molto simile utilizzando il ketchup + la salsa worcester.
Io questa sera mi sono fatta una fantastica pappata...
Certo il risultato non era perfetto come quelle mangiate in Giappone, ma mi impegnerò per farle sempre meglio...
e poi si organizza una bella cena!!!
A.
martedì 16 settembre 2008
Guardarsi indietro
Ieri mattina mi sono svegliata, ma non era presto....Ho lasciato suonare la sveglia per più di un'ora, poi, all'ultimo minuto utile per non arrivare troppo tardi in ufficio, ho poggiato i piedi a terra e mi sono alzata.
Occhi gonfi per il sonno, capelli piatti, faccia spenta, voce da orco.
Una donna meravigliosa.
Sono riuscita in 20 minuti a prepararmi...e ad uscire di casa senza sembrare un mostro.
Ho indossato il mio nuovo giacchetto di pelle nero (fintissima pelle) che però, cazzo, mi da un tono fico e sono scesa in garage a prendere il mio bolide.
Solita corsa al lavoro..cercando di non schiantarmi...svicolando tra le macchine...con la speranza di trovare meno traffico possibile, ma con le scuole appena aperte...c'era il delirio..
Arrivata a lavoro con qualche minuto di ritardo...ho cominciato la mia giornata.
Ho acceso la macchina del caffè, la fotocopiatrice e i pc poi, però, è accatuto qualcosa di molto strano..
Nella mia stanza, sul muro, di fronte alla mia scrivania, si è aperta una finestra.
Io da brava scimmia curiosa mi sono subito avvicinata e ho sporto la testa al suo interno per dare un occhiata...e davanti ai miei occhi si è materializzata la mia vita passata..
Non è stata una sensazione sgradevole, ma mi sembrava di assistere ad un film.
Un film nel quale la protagonista mi assomigliava tanto.
Mi sono allontanata dalla finestra..dovevo lavorare, ma non l'ho chiusa, l'ho lasciata aperta..perchè ogni tanto con la coda dell'occhio volevo ancora curiosare.
Volevo in qualche modo tenere un contatto visivo.
Volevo che la protagonista di quel film e gli altri attori avessero modo di vedermi, di vedere quello che sono ora, quello che faccio, come vivo la mia vita.
Si avrei tanto voluto affacciarmi di nuovo e gridare..."Ehi voi..guardatemi!...Guardatemi adesso", ma non l'ho fatto.
Sono rimasta seduta sulla mia sedia per tutto il resto del giorno poi, in serata, poco prima di andare via.....mi sono sentita ispirata. Mi sono alzata, mi sono avvicinata alla finestra, mi sono affacciata per un secondo e ho visto lei, la protagonista.
Ci siamo guardate negli occhi ed io le ho sorriso perchè così volevo salutarla.
Ho chiuso la finestra e sono andata via.
Quasta mattina, quando sono tornata a lavoro, entrando nella mia stanza ho guardato il muro, la finestra non c'era più.
Occhi gonfi per il sonno, capelli piatti, faccia spenta, voce da orco.
Una donna meravigliosa.
Sono riuscita in 20 minuti a prepararmi...e ad uscire di casa senza sembrare un mostro.
Ho indossato il mio nuovo giacchetto di pelle nero (fintissima pelle) che però, cazzo, mi da un tono fico e sono scesa in garage a prendere il mio bolide.
Solita corsa al lavoro..cercando di non schiantarmi...svicolando tra le macchine...con la speranza di trovare meno traffico possibile, ma con le scuole appena aperte...c'era il delirio..
Arrivata a lavoro con qualche minuto di ritardo...ho cominciato la mia giornata.
Ho acceso la macchina del caffè, la fotocopiatrice e i pc poi, però, è accatuto qualcosa di molto strano..
Nella mia stanza, sul muro, di fronte alla mia scrivania, si è aperta una finestra.
Io da brava scimmia curiosa mi sono subito avvicinata e ho sporto la testa al suo interno per dare un occhiata...e davanti ai miei occhi si è materializzata la mia vita passata..
Non è stata una sensazione sgradevole, ma mi sembrava di assistere ad un film.
Un film nel quale la protagonista mi assomigliava tanto.
Mi sono allontanata dalla finestra..dovevo lavorare, ma non l'ho chiusa, l'ho lasciata aperta..perchè ogni tanto con la coda dell'occhio volevo ancora curiosare.
Volevo in qualche modo tenere un contatto visivo.
Volevo che la protagonista di quel film e gli altri attori avessero modo di vedermi, di vedere quello che sono ora, quello che faccio, come vivo la mia vita.
Si avrei tanto voluto affacciarmi di nuovo e gridare..."Ehi voi..guardatemi!...Guardatemi adesso", ma non l'ho fatto.
Sono rimasta seduta sulla mia sedia per tutto il resto del giorno poi, in serata, poco prima di andare via.....mi sono sentita ispirata. Mi sono alzata, mi sono avvicinata alla finestra, mi sono affacciata per un secondo e ho visto lei, la protagonista.
Ci siamo guardate negli occhi ed io le ho sorriso perchè così volevo salutarla.
Ho chiuso la finestra e sono andata via.
Quasta mattina, quando sono tornata a lavoro, entrando nella mia stanza ho guardato il muro, la finestra non c'era più.
A.
sabato 13 settembre 2008
Dipendenza da due ruote
Roma 11/09/2008
Domani ore 8.30 del mattino, appuntamento davanti all'officina del meccanico.
Domani ore 8.35 del mattino, di nuovo immersa nel traffico a svicolare tra le macchine con il mio mezzo a due ruote, per non arrivare tardi a lavoro.
Domani mattina alle 8.33, quando metterò la chiave nel mio Scarabeo 100 , mi sentirò di nuovo indipendente.
Ma è giusto dedicare due parole anche a quello che ho fatto nella mia settimana a piedi.
Sono andata a lavoro con l'autobus... e per prenderlo mi sono dovuta alzare, ogni singolo giorno, quasi un'ora prima del solito orario, ma stranamente non è stata una tragedia.
Soltanto qualche mese fa avrei ucciso, per 5 soli minuti di sonno in meno.
L'autobus preso al capolinea (sfruttando il passaggio di mia madre assonnata), posto a sedere...e visto che il viaggio è sempre stato di circa un'ora (perchè da capolinea a capolinea)...mi sono fatta delle meravigliose dormite spalmata sul finestrino, con gli occhiali da sole molto tattici.
Non mi sono fatta mancare delle belle passeggiate durante la pausa pranzo, in una delle quali sono arrivata a piedi fino a Via del Corso, per comprare dei regali ad alcuni miei amici.
Ma la cosa più emozionante mi è capitata di sera.
Ho avuto la possibilità di assistere ad uno spettacolo... luci, colori, arte e silenzio.
Mi sono ritrovata per due sere di seguito,alle ore 19.45 a piazza San Pietro.
La piazza quasi deserta, c'erano poche persone.
Alcuni ragazzi stavano seduti a terra ad ammirare, come me, lo spettacolo in silenzio .
A quell'ora il sole tramonta, il cielo comincia a perdere i suoi colori chiari e diventa viola, la piazza è già illuminata e le luci illuminano ed esaltano i contorni della chiesa, delle fontane e dell'obelisco.
Ora, purtroppo, non sono cosi brava da riuscire a descrivere in modo più preciso la bellezza del posto, a quell'ora e, non avevo neanche un supporto per fare foto con me, ma sono obiettivamente convinta di avere assistito ad uno spettacolo.
In quel momento, passeggiando, serena, verso la mia meta, mi sono detta "Dopo tutto ogni tanto ci posso restare a piedi".
A.
Domani ore 8.30 del mattino, appuntamento davanti all'officina del meccanico.
Domani ore 8.35 del mattino, di nuovo immersa nel traffico a svicolare tra le macchine con il mio mezzo a due ruote, per non arrivare tardi a lavoro.
Domani mattina alle 8.33, quando metterò la chiave nel mio Scarabeo 100 , mi sentirò di nuovo indipendente.
Ma è giusto dedicare due parole anche a quello che ho fatto nella mia settimana a piedi.
Sono andata a lavoro con l'autobus... e per prenderlo mi sono dovuta alzare, ogni singolo giorno, quasi un'ora prima del solito orario, ma stranamente non è stata una tragedia.
Soltanto qualche mese fa avrei ucciso, per 5 soli minuti di sonno in meno.
L'autobus preso al capolinea (sfruttando il passaggio di mia madre assonnata), posto a sedere...e visto che il viaggio è sempre stato di circa un'ora (perchè da capolinea a capolinea)...mi sono fatta delle meravigliose dormite spalmata sul finestrino, con gli occhiali da sole molto tattici.
Non mi sono fatta mancare delle belle passeggiate durante la pausa pranzo, in una delle quali sono arrivata a piedi fino a Via del Corso, per comprare dei regali ad alcuni miei amici.
Ma la cosa più emozionante mi è capitata di sera.
Ho avuto la possibilità di assistere ad uno spettacolo... luci, colori, arte e silenzio.
Mi sono ritrovata per due sere di seguito,alle ore 19.45 a piazza San Pietro.
La piazza quasi deserta, c'erano poche persone.
Alcuni ragazzi stavano seduti a terra ad ammirare, come me, lo spettacolo in silenzio .
A quell'ora il sole tramonta, il cielo comincia a perdere i suoi colori chiari e diventa viola, la piazza è già illuminata e le luci illuminano ed esaltano i contorni della chiesa, delle fontane e dell'obelisco.
Ora, purtroppo, non sono cosi brava da riuscire a descrivere in modo più preciso la bellezza del posto, a quell'ora e, non avevo neanche un supporto per fare foto con me, ma sono obiettivamente convinta di avere assistito ad uno spettacolo.
In quel momento, passeggiando, serena, verso la mia meta, mi sono detta "Dopo tutto ogni tanto ci posso restare a piedi".
A.
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