mercoledì 17 settembre 2008

.....il diabete nooooo

Cari amici e amiche,
ho ricevuto sacchi e sacchi di lettere e migliaia di e-mail, di persone ammalate di diabete a causa del mio ultimo Post e per questo mi sono sentita molto in colpa.
Moltisssssimo!!!
Ammetto io stessa di aver avuto la glicemia a livelli di allarme, appena ho riletto il post, ma alla fine l'ho pubblicato comunque senza pensarci su troppo.
Dopo tutto la scimmia, in fondo a se stessa, sotto il caos che regna nel suo cervello, è una romanticona e quindi un po' di romanticismo di quello puro, fatto di paroline dolci...tipo "cuore, amore, e lacrime" (non potevo mettere sole al posto di lacrime, perchè mica sono M. Di Cataldo)...ogni tanto ve lo dovete sorbire.
Ecco magari io vi chiamo e vi avverto prima...così si passa al volo in farmacia, ci si fornisce di insulina e a quel punto si può leggere senza morire..

Ora vi lascio..senza baci e senza abbracci...perchè avete bisogno di un freddo saluto per riprendervi.



A.

Pensiero Privato

(Scritto a maggio del 2006)

Perdersi in un pensiero…ti avvolge caldamente…
Ti inizia a mancare il fiato.
Rimani come sospesa e guardi nel vuoto cercando di trovare un punto fermo a cui aggrapparti.
Questo è quello che ho provato ritrovandomi da sola, dopo quel incontro, in quel giorno strano, in quel luogo a me così familiare perché parte delle mie solitarie passeggiate all’ora di pranzo.
La porticina chiusa in fondo al cuore si è spalancata ed il suo contenuto mi ha travolto.
…da lì sono usciti tutti i miei ricordi, le mie sensazioni, le emozioni che ho provato un tempo…le lacrime, le risate un insieme di pensieri sconclusionati… e lì io ti ho rivisto….
Quella ragazzina poco più che adolescente, l’eterna sognatrice che creava storie d’amore e castelli in aria. E li c’era lui, il mio amore idealizzato, nella sua roccaforte di ghiaccio, irraggiungibile e lontano. Soltanto una volta ho avuto il piacere di incontrarlo nella realtà, soltanto una volta mi sono sentita veramente vicina a lui ed immediatamente mi è tornata in mente quella sera in cui forse, per l’unica volta, ho creduto di essere parte della sua vita. Un dolcissimo ricordo e poi, di nuovo lacrime e la conclusione di una storia che, tutto sommato, non ha mai avuto un senso.
Oggi, dopo tanti anni, non so dire se quello era amore, so soltanto che la mia fantasia e la capacità di sognare è riuscita ad idealizzare una persona che, in fondo, non ho mai conosciuto.

A.

Okonomiyaki -Ricetta di Machi


Questa sera sono finalmente riuscita a mangiare di nuovo un Okonomiyaki.
Grazie alla fantastica ricetta che mi ha mandato Machi, la "nostra" amica giapponese.
Ricetta molto semplice di Okonomiyaki
Ingredienti
per 4 persone
farina tipo 00: 300g
cavolo : 8 foglie piu o meno (se volete piu' verdura, aggiungete altre foglie)
uova: 2
lievito in polvere : pochino pochino
acqua : 3 cucchiai
pesce o carne.
Preparazione
farina, uovo, acqua e lievito in polvere mischiare tutto insieme (deve essere denso..non troppo liquido)
tagliare i cavoli a pezzettini fini ed aggiungere all'impasto precedente
poi aggiungere gli altri ingredienti a scelta, i pesci (es: calamari, gamberetti, tonno), le carne (es: manzo, maiale, pollo)
Cuocere tutto in una padella antiaderende.
far cuocere bene da un lato e poi dall'altro
una volta cotta (anche ben abbrustolita) aggiungere la salsa e la maionese (per chi la vuole)
La salsa per le Okonomiyaki non è facile da trovare, se ne può fare una molto simile utilizzando il ketchup + la salsa worcester.

Io questa sera mi sono fatta una fantastica pappata...
Certo il risultato non era perfetto come quelle mangiate in Giappone, ma mi impegnerò per farle sempre meglio...
e poi si organizza una bella cena!!!
A.

martedì 16 settembre 2008

Guardarsi indietro

Ieri mattina mi sono svegliata, ma non era presto....Ho lasciato suonare la sveglia per più di un'ora, poi, all'ultimo minuto utile per non arrivare troppo tardi in ufficio, ho poggiato i piedi a terra e mi sono alzata.
Occhi gonfi per il sonno, capelli piatti, faccia spenta, voce da orco.
Una donna meravigliosa.
Sono riuscita in 20 minuti a prepararmi...e ad uscire di casa senza sembrare un mostro.
Ho indossato il mio nuovo giacchetto di pelle nero (fintissima pelle) che però, cazzo, mi da un tono fico e sono scesa in garage a prendere il mio bolide.
Solita corsa al lavoro..cercando di non schiantarmi...svicolando tra le macchine...con la speranza di trovare meno traffico possibile, ma con le scuole appena aperte...c'era il delirio..
Arrivata a lavoro con qualche minuto di ritardo...ho cominciato la mia giornata.
Ho acceso la macchina del caffè, la fotocopiatrice e i pc poi, però, è accatuto qualcosa di molto strano..
Nella mia stanza, sul muro, di fronte alla mia scrivania, si è aperta una finestra.
Io da brava scimmia curiosa mi sono subito avvicinata e ho sporto la testa al suo interno per dare un occhiata...e davanti ai miei occhi si è materializzata la mia vita passata..
Non è stata una sensazione sgradevole, ma mi sembrava di assistere ad un film.
Un film nel quale la protagonista mi assomigliava tanto.
Mi sono allontanata dalla finestra..dovevo lavorare, ma non l'ho chiusa, l'ho lasciata aperta..perchè ogni tanto con la coda dell'occhio volevo ancora curiosare.
Volevo in qualche modo tenere un contatto visivo.
Volevo che la protagonista di quel film e gli altri attori avessero modo di vedermi, di vedere quello che sono ora, quello che faccio, come vivo la mia vita.
Si avrei tanto voluto affacciarmi di nuovo e gridare..."Ehi voi..guardatemi!...Guardatemi adesso", ma non l'ho fatto.
Sono rimasta seduta sulla mia sedia per tutto il resto del giorno poi, in serata, poco prima di andare via.....mi sono sentita ispirata. Mi sono alzata, mi sono avvicinata alla finestra, mi sono affacciata per un secondo e ho visto lei, la protagonista.
Ci siamo guardate negli occhi ed io le ho sorriso perchè così volevo salutarla.
Ho chiuso la finestra e sono andata via.
Quasta mattina, quando sono tornata a lavoro, entrando nella mia stanza ho guardato il muro, la finestra non c'era più.

A.

sabato 13 settembre 2008

Dipendenza da due ruote

Roma 11/09/2008


Domani ore 8.30 del mattino, appuntamento davanti all'officina del meccanico.
Domani ore 8.35 del mattino, di nuovo immersa nel traffico a svicolare tra le macchine con il mio mezzo a due ruote, per non arrivare tardi a lavoro.
Domani mattina alle 8.33, quando metterò la chiave nel mio Scarabeo 100 , mi sentirò di nuovo indipendente.
Ma è giusto dedicare due parole anche a quello che ho fatto nella mia settimana a piedi.
Sono andata a lavoro con l'autobus... e per prenderlo mi sono dovuta alzare, ogni singolo giorno, quasi un'ora prima del solito orario, ma stranamente non è stata una tragedia.
Soltanto qualche mese fa avrei ucciso, per 5 soli minuti di sonno in meno.
L'autobus preso al capolinea (sfruttando il passaggio di mia madre assonnata), posto a sedere...e visto che il viaggio è sempre stato di circa un'ora (perchè da capolinea a capolinea)...mi sono fatta delle meravigliose dormite spalmata sul finestrino, con gli occhiali da sole molto tattici.
Non mi sono fatta mancare delle belle passeggiate durante la pausa pranzo, in una delle quali sono arrivata a piedi fino a Via del Corso, per comprare dei regali ad alcuni miei amici.
Ma la cosa più emozionante mi è capitata di sera.
Ho avuto la possibilità di assistere ad uno spettacolo... luci, colori, arte e silenzio.
Mi sono ritrovata per due sere di seguito,alle ore 19.45 a piazza San Pietro.
La piazza quasi deserta, c'erano poche persone.
Alcuni ragazzi stavano seduti a terra ad ammirare, come me, lo spettacolo in silenzio .
A quell'ora il sole tramonta, il cielo comincia a perdere i suoi colori chiari e diventa viola, la piazza è già illuminata e le luci illuminano ed esaltano i contorni della chiesa, delle fontane e dell'obelisco.
Ora, purtroppo, non sono cosi brava da riuscire a descrivere in modo più preciso la bellezza del posto, a quell'ora e, non avevo neanche un supporto per fare foto con me, ma sono obiettivamente convinta di avere assistito ad uno spettacolo.
In quel momento, passeggiando, serena, verso la mia meta, mi sono detta "Dopo tutto ogni tanto ci posso restare a piedi".


A.

giovedì 4 settembre 2008

Una passeggiata al Fushimi Inari..







Pomeriggio di Settembre.
Sono a lavoro e fa un caldo allucinante.
Penso "Se mi bevo una cosa, sto meglio".
Rifletto "Accendo o non accendo il ventilatore?".
"No, non lo accendo..preferisco tenermi il calore addosso".
E poi vagando nella mia pensierosa testa..lo trovo il posto dove andare.
Il posto dove, oltre a sentire meno caldo, poter ripulire la testa da ogni pensiero.
Basta fare un passo, perchè al secondo ti senti già più leggera.
Vorrei fare una passeggiata al Fushimi Inari.
Vorrei camminare scalza, ed in silenzio ascoltare il rumore delle cicale, mentre davanti ai miei occhi ci sono soltanto gallerie di Torii rossi....
Sentire la pietra liscia sotto i miei piedi...e quella sensazione di pace irreale intorno.
Mi girerei ogni tanto..per vedere le incisioni nere sui Torii...e mi metterei ad immaginare il loro significato, nomi, preghiere, desideri...poi continuerei il mio cammino serena...lungo tutto il percorso...in mezzo a quel magico bosco...fino alla fine dei miei passi...



A.

Un buon motivo per andare in Giappone!


Cari amici e amiche,
sono qui per presentarvi il WC tecnologico giapponese.
Premetto che tale gabinetto è rigorosamente pulito e in Giappone si trova facilmente sia negli hotel che nei locali pubblici.
Solitamente noi italiani, ci lamentiamo della mancanza del bidet nei paesi esteri e per alcuni questo è un motivo valido per non viaggiare , oltre che per indicare come zozzoni tutti gli abitanti dei paesi in cui il bidet non esiste (francesi, inglesi...ecc...ecc...).
Insomma questo ricorda le classiche frasi di chi, non essendo mai uscito neanche dal suo quartiere, straparla sui cittadini degli altri paesi.
Ecco..io con questo post vi ho trovato una sacrosanta ed igienica ragione per andare in Giappone.
Dodici lunghe ore di viaggio (da Roma, se non si fanno scali) per arrivare in un paese in cui, all'interno della tazza c'è un bidet incorporato.
Ora vi spiego.
Se guardate con attenzione la foto su in alto....noterete dei tasti ed una rotella alla destra della tazza.
Fatto??!!
Dopo aver concluso con le operazioni di evacuazione, il soggetto X, seduto sulla tazza in questione, può rinfrescarsi la natura (termine antico usato da mia nonna per indicare le parti del corpo innominabili) schiacciando semplicemente un tasto e dosare la temperatura dell'acqua girando l'apposita rotella.
Ora i giapponesi sono personcine esigenti...e per questo motivo hanno inserito diversi tasti, i quali una volta schiacciati, danno la possibilità (sempre al solito tizio seduto) di lavarsi in punti diversi della sua natura (ci tengo a precisare che su ogni tasto è disegnato il punto d'azione del getto d'acqua).
E per essere ancora + precisi e discreti, è sì perchè i Giapponesi sono personcine assolutamente discrete, hanno aggiunto il tasto musicale, questo per far si che la dolce musica emanata dal gabinetto copra i rumori molesti del TIZIO seduto sopra (opzione utilissima soprattutto nei bagni di un locale pubblico).
Ecco fatto.
Quindi state tranquilli.
Se mai avrete voglia di fare un viaggio, ed il vostro problema è la necessità di avere un'igene intima impeccabile (quasi ai livelli del prezioso bidet di casa vostra), il Giappone è il paese che fa per voi.

Saluti a tutti e alla prossima rubrica.

A.